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Fenomenologie del colore


[...] Anima mundi, l�anima del mondo, � per Ennio Finzi il colore. Simile convinzione non dovrebbe apparire insolita per un pittore nato a Venezia in una citt� per eccellenza del colore ma soprattutto, questione di maggiore interesse per la seguente indagine, patria di una lunga quanto incomparabile vicenda artistica che a partire almeno da Giovanni Bellini e dal Giorgione � stata matrice - se cos� si pu� riassumere - di una vera e propria �civilt� del colore�, splendidamente continuata poi sino agli impressionisti e alle relative propaggini che hanno del resto influenzato l�intero sviluppo della storia della pittura moderna. Finzi che pure si � nutrito di quella cultura per eredit� da ritenere addirittura genetiche e che vi si � infatti formato a diretto contatto con i grandi esempi di tale insuperabile tradizione, ha invece pensato e saputo poi costruire un�idea del colore radicalmente diversa e diversa persino dalle medesime fenomenologie percettive espresse dalle nuove e spericolate proposizioni aniconiche delle avanguardie astratte. E questo � potuto avvenire sulla stessa superficie fisicamente bidimensionale dello spazio del quadro e con le materie pi� usuali della pittura, proprio perch� Finzi ha cercato soprattutto di immaginare un colore innaturale, soltanto mentalmente esistente o, meglio, perch� ha concepito una nuova fisica del colore e senza con ci� passare attraverso l�atomismo atmosferico dei divisionisti e senza neppure seguire la consistenza plastica e tonale del luminismo variamente declinato dai principali linguaggi pittorici del secolo scorso. In un certo senso il tentativo che fin dalle prime prove l�artista ha voluto compiere appariva allora di quelli destinati a restare soltanto una seducente ipotesi teorica, a non trovare quindi una concreta risoluzione nella realt� estetica dell�esperienza visuale, bench� gi� un simile proposito sarebbe stato in ogni caso da dover considerare di per s� ugualmente straordinario e tale da iscriversi - a pieno titolo - tra le prospettive pi� affascinanti dell�avventura intellettuale contemporanea. Magari, dietro la ricerca di un colore non solo fenomenicamente improbabile bens� concettualmente �impossibile�, si andava a concentrare piuttosto l�impegno creativo dell�artista verso un orizzonte conoscitivo in apparenza intrascendibile e dove l�analogia anche semantica, strutturalmente costitutiva nella pittura - come nella natura - della luce con il colore, mostrava pertanto di non corrispondere pi� ad alcun principio oggettivo, mettendo di conseguenza in gioco il presupposto ontologico di un fondamento originario unitario che si riteneva ugualmente alla base dello stesso ordine naturale. Anzi Finzi sentiva al riguardo l�urgenza di dover perci� affrontare a fondo una simile problematica prodottasi dunque da quella scissione ormai irrevocabile nell�ambito non solo poi dei sistemi storici di rappresentazione, essendosi del resto involuta o devoluta fin tanto da determinare o comunque da far registrare una �catastrofe� epistemologica che di conseguenza non poteva che riflettersi sia sull�esperienza comunemente vissuta del mondo circostante e della percezione dell�esistente e sia sulla realt� di una visione invece prevalentemente metaforica o altrimenti allusiva appartenenti dunque alla sfera pi� propria del pensiero per l�appunto artistico [...].